Chi sia oggi sul punto di cambiare veicolo si trova di fronte ad una scelta che rischia di essere complessa: quella del motore dell’auto. Quale alimentazione scegliere?

Le possibilità sono diverse e le risposte variano in funzione della disponibilità economica al momento dell’acquisto, certo, ma anche dell’utilizzo che si farà del mezzo.

Vale ancora il vecchio refrain “pochi km, auto a benzina; molti km, auto diesel”?

In parte sì, ma il quadro è oggi più complesso, per via dell’assottigliamento della differenza di prezzo tra i due carburanti e della differenza tra le prestazioni rispettive, ma anche per l’entrata in gioco di nuove alimentazioni: l’ibrido e l’elettrico.

Diesel o benzina?

Il motore dell’auto a benzina è certamente da preferire per chi percorra tra i 10.000 e i 15.000 km all’anno. Sono in commercio oggi parecchi modelli tre cilindri, 1.0 litri, con prestazioni veramente buone e consumi ridotti, anche in zone molto trafficate (con continui stop e ripartenze, quindi). I costi di manutenzione sono certamente più contenuti rispetto al gasolio.

Il difetto principale del motore a benzina emerge al momento del rifornimento, dove invece il gasolio resta sempre più conveniente (nonostante un aumento del prezzo al litro, negli ultimi anni). Il diesel, a conti fatti, è la scelta migliore a partire dai 30.000 km all’anno, cifra al di sopra della quale si ammortizzano i costi maggiori all’acquisto e per la manutenzione.

Il diesel, oggi, è soggetto alla demonizzazione ad opera degli ambientalisti  ma anche delle amministrazioni comunali, che sempre più spesso bloccano l’accesso ai centri urbani persino agli Euro 6, ovvero i motori di ultimissima generazione.

Va detto, tuttavia, che a fronte di elevate emissioni di ossidi d’azoto e di polveri sottili, il diesel, rispetto al benzina, ha delle basse emissioni di CO2.

Impianto a metano o a GPL?

Il metano per anni è stato un carburante estremamente pulito ed immensamente economico; la resa non è certo delle migliori, in termini di prestazioni, ma si tratta di un sacrificio che si può fare tranquillamente, se si pensa che un pieno costa anche 5 volte di meno di un benzina.

E quando termina il metano, l’auto passa automaticamente a benzina, il che consente potenzialmente di attraversare da nord a sud l’Italia senza mai fermarsi. Ma il problema sta proprio in questo: difficoltoso fermarsi in alcune zone del paese per un rifornimento di metano: se la rete dei distributori al nord non è particolarmente diffusa, al sud è ancora meno presente. E poi i tempi per effettuare il pieno sono piuttosto lunghi (almeno 20 – 25 minuti).

Quasi l’8% degli italiani preferisce il gas, con una netta prevalenza per il GPL. Normale: il Gas Petrolio Liquefatto si trova presso la quasi totalità dei distributori di benzina. Un rifornimento di GPL, però, inciderà di più sul portafogli rispetto a uno di metano, mentre i consumi sono superiori del 20% rispetto a un motore auto a benzina e del 40% – 50% rispetto a un diesel.

A tutto ciò, si aggiunge la questione della revisione delle bombole di metano, da effettuarsi ogni 2, 4 o 5 anni a seconda del modello, e quella della sostituzione del serbatoio del GPL, da farsi ogni 10 anni.

Elettrico e ibrido: il futuro?

Di fronte ai blocchi dei mezzi nei centri delle città, ibrido ed elettrico non conoscono problemi: possono circolare sempre e, in alcune regioni, sono previsti incentivi all’acquisto ed esenzioni sul bollo, almeno per i primi anni di vita dell’auto.

Questi tipi di motore auto rappresentano la scelta migliore da un punto di vista ecologico e consentono di viaggiare spendendo molto poco. Ma vi sono dei contro anche in questo caso.

Il prezzo all’acquisto, innanzitutto, è ancora piuttosto elevato, soprattutto per i veicoli esclusivamente elettrici, un po’ meno per le auto ibride. E poi il non trascurabile problema del rifornimento.

Per l’elettrico, la diffusione delle colonnine di ricarica è agli inizi e, in questo momento, si può circolare tranquillamente solo in alcune città del nord. Affrontare un lungo viaggio in Italia rischia di trasformarsi in un serio problema. E poi, non tutti a casa hanno un box auto, presso cui ricaricare la propria auto durante la notte.

Per l’ibrido, il problema esiste solo in parte: se si eccettua la ricarica “colonnina” delle plug-in, per la quale si presentano le stesse difficoltà viste per le elettriche pure, la ricarica delle full-hybrid si effettua invece sfruttando la forza cinetica della frenata e della decelerazione. Ottimo, per chi si trovi a spostarsi prevalentemente in centro città e non superi i 40 – 50 km/h.

Ma al di là di questa velocità, i consumi tornano ad essere quelli di un benzina classico, appesantito da un secondo propulsore, quello elettrico.