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Perché in futuro guideremo le auto a idrogeno

Nel 1966 General Motors mise in produzione l’Electrovan: un furgoncino il cui vano di carico venne riempito di celle a combustibile per produrre la prima auto ad idrogeno.

In oltre 50 anni, è ovvio, di progressi ne sono stati fatti tantissimi e oggi, per spostare un mezzo dandogli un‘autonomia di 5-600 km, sono sufficienti 35 – 40 litri di idrogeno. Utilizzo ridottissimo, rispetto all’epoca, di un numero minore di metalli nobili, soprattutto con la riduzione dei costi di produzione di 10 o addirittura 20 volte.

È altrettanto ovvio pensare che nei prossimi anni verranno compiuti ulteriori passi in avanti in questo senso, come quelli che hanno portato al superamento di problemi legati all’accumulo di umidità: a basse temperature, nelle auto ad idrogeno si formava del ghiaccio; oggi, un’auto ad idrogeno può circolare senza problemi anche a -30°C!

Auto a idrogeno: i progressi

E poi il rifornimento: i serbatoi sono sempre più sicuri, anche grazie alla fibra di carbonio, che consente di realizzare dei modelli resistenti ai proiettili, alle fiamme e a pressioni superiori più di due volte quelle richieste. Con 700 bar di pressione interna, poi, il rifornimento richiede un massimo di 3 minuti e può essere effettuato anche in self service.

La questione della durata del rifornimento non è di minore importanza, se si pensa che secondo una recente indagine, su oltre 1.000 intervistati, il 78% ritiene che le auto ad idrogeno soppianteranno quelle elettriche (nonostante siano molti i vantaggi che portano le persone a scegliere le auto elettriche). Il motivo? La rapidità della sosta al distributore di carburante.

Insomma, messa in questi termini, la questione del futuro delle auto ad idrogeno sembra come spesso accade, legata all’esclusivo interesse (o disinteresse) delle case produttrici.

Le pressioni delle lobby del petrolio spingeranno finché potranno contro l’idrogeno, questo è ovvio. Se già l’elettrico rischia di rosicare una quota di mercato delle pompe di benzina, l’idrogeno potrebbe dare la spallata definitiva alle grosse compagnie.

L’aspetto ecologico è un altro degli argomenti a favore delle auto ad idrogeno dato che queste ultime, durante il loro funzionamento non producono CO2, ma solo vapore acqueo: un bel vantaggio per l’ambiente.

Il prezzo di acquisto delle auto a idrogeno

Il mondo dei trasporti è pronto?

Dei segnali positivi in questo senso ci sono e potrebbero, nel breve e medio periodo, portare una soluzione alle due questioni che ancora bloccano il mercato delle auto ad idrogeno: l’alto costo di produzione e la scarsa rete di distribuzione del carburante.

Le regole del mercato sono tali che, fino a quando i costi non vengono abbattuti da una produzione su ampia scala, i prezzi di vendita resteranno alti. Lo stesso si è visto con l’ibrido prima e lo si sta vedendo anche ora con l’elettrico: in entrambi i casi, i primi modelli di auto sono più costosi ma, con l’aumento delle vendite e delle produzioni, i costi si ridurranno per le industrie e per i privati.

Se ora un’auto ad idrogeno viene venduta a non meno di 65-70.000€, si può sperare di poter acquistare a molto meno tra pochi anni.

La scarsità della rete di distribuzione delle auto a idrogeno

Il secondo aspetto è altrettanto fondamentale: chi mai comprerà auto ad idrogeno, se non potrà ricaricarla? Sarebbe un po’ come acquistare un’auto 100% elettrica, pur vivendo in una città dove non vi siano colonnine di ricarica: significherebbe utilizzare l’auto solo per quelle poche decine di km di autonomia di cui dispongono con una ricarica.

Vi sono delle iniziative interessanti, come quelle proposte dalla rete autostradale Modena – Brennero, che ha intenzione di installare dei distributori negli autogrill.

Per il momento però, in Italia, l’unico distributore di idrogeno si trova a Bolzano. Un po’ pochino e bisognerà dunque attendere che si diffondano anche qui da noi i progetti come quello del Giappone, dove l’idrogeno alimenterà le auto e i pullman che trasporteranno gli atleti durante e Olimpiadi del 2020, e come quello della California, dove sono stati stanziati circa 1000 milioni di dollari per costruire le stazioni di rifornimento!