Il mondo delle assicurazioni diventa sempre più digitale e sempre più dinamico.

Come nel caso dell’attestato di rischio: fino al 2015 era cartaceo, poi è diventato digitale e ora, o meglio a partire dal 1 giugno, sarà anche dinamico.

Cosa significa?

L’attestato di rischio: di cosa si tratta?

L’attestato di rischio è quel documento che le assicurazioni per legge sono obbligate a fornire all’assicurato e che riporta lo storico dei sinistri di chi ha sottoscritto la polizza. In parole povere, riporta il numero di sinistri (che, ovviamente, può essere anche uguale a “zero”) registrati negli ultimi 5 anni a nome dell’assicurato. Come diretta conseguenza della sinistrosità, questo documento riporta la classe di merito universale CU (secondo il sistema  bonus-malus) e, se presente, la classe di assegnazione interna della compagnia.

È quindi un documento fondamentale per il calcolo del premio assicurativo di anno in anno, sia che l’assicurato resti con la stessa impresa di assicurazione, sia che decida di cambiare.

Dei tentativi di frode avvenivano da parte di cittadini disonesti, che, al momento della sottoscrizione di una nuova polizza, presentavano un attestato di rischio falsificato, con l’obbiettivo di pagare meno. Per questo motivo, dal 1 luglio 2015 l’attestato è stato dematerializzato e da allora tutte le informazioni relative all’assicurato,   vengono reperite direttamente all’interno della Banca Dati ANIA.

A cosa si vuol porre rimedio?

Dal 1 giugno 2018, tuttavia, entra in vigore un ulteriore novità, finalizzata anch’essa alla tutela degli interessi degli automobilisti onesti.

La difficoltà da risolvere questa volta era un’altra, ovvero la non tempestività di registrazione dei sinistri. Può capitare infatti che qualcuno, prima cambi compagnia assicurativa e, solo in un secondo momento, denunci un incidente . Anche in questo caso, si tratta di un atteggiamento disonesto, messo in pratica per non vedersi aumentare la classe di merito e quindi il premio.

Se un sinistro ha luogo al di fuori della finestra temporale del “cosiddetto periodo di osservazione” o comunque a ridosso della scadenza del periodo assicurativo, questo incidente non risulta nell’attestato di rischio.

L’automobilista onesto che decida di cambiare compagnia lo comunica al momento della stipula di quella nuova. Gli altri adotteranno invece un atteggiamento elusivo e quindi, non denunciando il sinistro, si troverebbero a pagare un premio più basso del dovuto.

L’attestato dinamico e le altre novità

Dal giugno di quest’anno invece, l’entrata in vigore dell’attestato di rischio dinamico risolverà il problema, in quanto saranno inclusi nel documento anche gli incidenti liquidati dalla compagnia assicuratrice dopo la scadenza del contratto o a ridosso della scadenza.

L’attestato di rischio digitale e dinamico, poi, si caratterizzerà per altre novità: indicherà anche i sinistri relativi a polizze di durata temporanea e la tabella di sinistrosità pregressa coprirà progressivamente un periodo più ampio, fino a raggiungere idi 10 anni. Nonostante questo, la validità dell’attestato ai fini del calcolo della classe di merito resta sempre pari a 5 anni.

L’obiettivo dell’entrata in vigore dell’attestato di rischio digitale e dinamico è avvantaggiare gli automobilisti onesti: se diminuiranno le frodi, caleranno i costi per le imprese di assicurazione e quindi anche i premi medi da pagare dai consumatori saranno di importo inferiore.