Muoversi in città o fuori porta in sella ad una bicicletta è un’esperienza che offre molto, da più punti di vista: senso di libertà, rapidità di spostamento anche in situazioni di traffico, nessun problema di parcheggio e aria fresca sul volto.

Alle volte, però, ci si trova di fronte a tratti di salita che, seppur non siano eccessivamente impegnativi, possono affaticare il ciclista o costringerlo a scendere dalla bici. Questo capita soprattutto se si sta trasportando qualcosa, come buste della spesa, zaini da lavoro o il proprio bambino sul seggiolino, per fare qualche esempio.

Ecco che, per venire incontro alle esigenze di chi in città non vuole approfittare delle comodità dell’auto, preferendo un mezzo di trasporto più green, sono in commercio da parecchi anni le biciclette elettriche. Il loro successo e la loro diffusione sono tali che anche l’Unione Europea è dovuta intervenire con una normativa ad hoc, che, uno alla volta, tutti i 28 Paesi stanno recependo.

Tutti i velocipedi elettrici sono da considerarsi bici?

Il problema che si è presentato nel corso degli anni è che, se vi sono alcuni motori elettrici con una potenza e una velocità limitate, ve ne sono altri con prestazioni più elevate, quindi potenzialmente pericolosi sia per chi sta alla guida, sia per pedoni o altri ciclisti che si trovino sulla traiettoria della bicicletta elettrica.

La normativa sulle bici elettriche stabilisce che, per essere considerati tali, i mezzi a due ruote devono rispettare i parametri indicati dalla direttiva 2002/ 24 CE. In tutti gli altri casi, le bici sono accomunate a dei ciclomotori e devono essere considerati come tali tanto dagli utilizzatori quanto dalle Forze dell’Ordine.

La pedalata assistita, la velocità e la potenza

La legge parla di velocipedi a pedalata assistita: una definizione non casuale, in quanto una delle caratteristiche distintive di questi mezzi è che il motore elettrico deve solamente “aiutare” il ciclista e non sostituirsi a lui. Ne consegue che uno dei criteri per distinguere facilmente una bici elettrica da una bici da considerarsi invece come un ciclomotore è che all’accensione del motore la ruota non deve girare da sola (se il ciclista non pedala) e che quando il ciclista smette di pedalare, anche il motore si disattiva.

Il motorino elettrico dovrà, quindi, attivarsi solo dopo che il ciclista avrà pedalato: in alcuni casi potrà attivarsi automaticamente, in altri con un acceleratore posto sul manubrio, in altri ancora con un pulsante.

Attenzione, però, perché il motorino elettrico dovrà rimanere in funzione fino a quando la bici raggiungerà i 25 km/h. Dopodiché, dovrà disinserirsi ed eventuali velocità superiori potranno essere raggiunte solo con la forza muscolare del ciclista.

Il terzo parametro, infine, è quello della potenza: 0,25 kW è il massimo erogabile da questi mezzi.

È, in realtà, in discussione tra gli appassionati l’opportunità di aumentare la potenza massima (lasciando invariata la velocità) per tutti quei casi di pendenze superiori al 3-4% (difficilmente valicabili con un motorino di 0,25 kW) o per quelli in cui si debbano portare pacchi o passeggeri (la legge consente di trasportare bambini di massimo 8 anni di età, su seggiolini omologati e solo se non intralciano la visuale e la mobilità di chi sta alla guida).

Ma per ora, questa possibilità non è contemplata dalla normativa sulle bici elettriche.

E negli altri casi?

Tutti quei casi che rispettano i parametri appena citati non richiedono nessuna omologazione (oltre a quella fornita dal produttore stesso), in quanto considerati come due ruote tradizionali, in tutto e per tutto, e non come biciclette elettriche.

Se invece il motore elettrico genera una potenza superiore a 0,25 kW, resta in funzione anche nel caso in cui il ciclista non pedali o a velocità superiori a 25 km/h, allora la normativa europea e quella italiana parlano di ciclomotori.

Chi desideri utilizzare quest’ultima tipologia, dunque, dovrà provvedere all’omologazione del mezzo, alla sua immatricolazione, al pagamento del bollo e dell’assicurazione Responsabilità Civile. Dovrà, inoltre, obbligatoriamente dotare la “bici-non bici” di specchietto e dovrà indossare il casco per ciclomotori, senza dimenticare di stipulare una polizza moto per evitare spiacevoli sorprese in caso di infortuni, incendi e/o furti.

Con queste due ruote, poi, si dovranno rispettare quelle norme del Codice della Strada previste per i ciclomotori e, per esempio, non sarà possibile circolare sulle piste ciclabili, né attraversare sulle strisce pedonali, se non scendendo e spingendo il mezzo.