Le dichiarazioni di intenti

Lipsia è stata la prima a muoversi. Poi a sorpresa Roma si è messa sulla sua scia; dal Ministero sembrerebbero essere più prudenti, ma ormai alea jacta est e il futuro del diesel sembra essere segnato. Addirittura FCA avrebbe sostenuto l’intenzione di andare verso l’abolizione delle auto diesel bloccandone la produzione a partire dal 2022.

Una volta che la prima grande capitale europea (Parigi nel 2020, Madrid o Barcellona) avrà effettivamente attraversato il suo Rubicone, per le auto alimentate a gasolio scatterà il conto alla rovescia. La Capitale d’Italia sembrerebbe essere seriamente intenzionata all’idea, dato che il primo cittadino ha annunciato da Città del Messico l’intenzione di vietare l’ingresso nel centro città di tutti i veicoli a partire dal 2024. Una sentenza del Tribunale amministrativo federale di Lipsia aveva spianato almeno in parte questa strada, pronunciandosi contro l’utilizzo dei diesel nei centri urbani per combattere l’inquinamento.

Le maison francesi

Ma i giudici tedeschi e il primo cittadino di Roma non sono da soli in questa impresa ecologica di portata mondiale: oltre al gruppo Fiat Chrysler, anche Porsche, Volvo e Toyota hanno espresso la stessa intenzione. E prima ancora c’era stata Renault, alla quale si sono accodate, ovviamente, anche le altre due francesi, Citroën e Peugeot.

Ma quelle sul futuro del diesel sono solo parole o alle dichiarazioni di intenti seguiranno i fatti?

A Parigi sembrano aver preso la cosa sul serio: le auto del segmento A (ovvero le più piccole, come Twingo, C1 e 108) sono oggi in vendita solo con motorizzazioni benzina; dal 2020, subiranno lo stesso destino quelle del segmento B (Clio, C3 e 208). L’ultimo e fondamentale passo sarà compiuto nel momento in cui la tendenza colpirà anche il segmento C, quello che per numero di veicoli commercializzati risulta essere il più redditizio per l’industria automotive (Megane, C4 e 308).

Svedesi, tedesche e giapponesi

E le altre case?

Volvo non smetterà con il diesel, ma incrementerà l’investimento nell’ibrido e nell’elettrico 100%: il destino del gasolio in questo caso lo sceglieranno i clienti della casa svedese.

Porsche proverà a lanciare un motore diesel di ultima generazione, testandolo sulla nuova Cayenne e così Mercedes, che non abbandonerà il diesel, ma spingerà molto sulla green mobility.

Dal Giappone, Toyota invece, impone uno stop al diesel in Europa, per spingere su ibrido e benzina.

Cosa c’è dietro?

Il motivo è presto detto: non si illudano i più puri e ingenui, pensando a uno slancio ecologista delle maison dell’automobile. Se anche si scovassero, dietro le dichiarazioni, degli intenti green e di rispetto dell’ambiente, le parole di Thierry Bolloré, responsabile della competitività di Renault, riportano alla realtà:

“Le nuove e più rigide leggi insieme alle metodologie utilizzate per i test potrebbero far aumentare i costi della tecnologia diesel fino a farla uscire dal mercato”.

Insomma, la produzione di auto alimentate a gasolio che rispettino le norme per la limitazione dell’inquinamento sarebbe eccessivamente onerosa e quindi non redditizia (dato che i consumatori non comprerebbero un veicolo diesel ad un prezzo più elevato di quello attuale, ma si rivolgerebbero al segmento benzina, elettrico, ibrido o bifuel). Quindi, tanto vale smettere di produrre e investire nel benzina o nell’elettrico.

D’altro canto, non è la riduzione dell’inquinamento e delle polvere sottili uno dei principi ispiratori delle norme che hanno condotto alle regolamentazioni Euro 5, Euro 6 e successive?

E, in questo senso, un primo risultato sarà forse raggiunto: l’eliminazione dei prodotti più inquinanti, l’abolizione delle auto diesel.