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Si può circolare in Italia con un veicolo immatricolato all’estero?

Immatricolazione dell’auto e residenza del proprietario

Capita, di tanto in tanto, di veder circolare sulle nostre strade delle auto con targa estera. Non ci riferiamo in questa sede ai turisti, bensì a soggetti residenti in Italia alla guida, per scelta e per un periodo indeterminato, di veicoli immatricolati all’estero.

Cosa dice la legge al riguardo? Qual è il motivo che spinge queste persone ad acquistare un’auto all’estero, per utilizzarla prevalentemente sul suolo italiano? Perché non provvedono alla nuova immatricolazione?

Le tre specie individuate dalla legge

La legge, in proposito, distingue da caso a caso, a seconda della residenza del proprietario dell’auto.

La prima situazione è quella del residente in Italia (anche di nazionalità straniera), alla guida di un’auto con targa straniera. In questo caso, l’auto può circolare per un massimo di 12 mesi, decorsi i quali si dovrà provvedere alla immatricolazione presso la Motorizzazione Civile della Provincia di residenza (art. 132 del Codice della Strada).

Una seconda situazione è quella del residente in uno qualsiasi dei Paesi della Comunità Europea (eccezione fatta per l’Italia), che circoli nel nostro paese con targa straniera. In questo caso, non esistono limiti temporali all’utilizzo dell’auto entro i nostri confini nazionali, ammesso che Paese di immatricolazione e residenza del proprietario – conducente coincidano.

Una terza opzione è quella del cittadino extra UE, con auto immatricolata in un paese extra UE: qui si pone il limite di sei mesi alla circolazione dell’auto in Italia, decorsi i quali si dovrà procedere alla nuova immatricolazione.

Le sanzioni e i controlli

Chi non provveda alla nuova immatricolazione, incorre in una sanzione amministrativa da 84€ a 335€.

Perché le forze dell’ordine possano comminare la sanzione, il soggetto dovrà essere trovato, in seguito a controlli stradali, alla guida dell’auto irregolare per tre volte in un arco di tempo superiore ai sei mesi.

Ora, è chiaro come sia estremamente complicato, per le forze dell’ordine, arrivare ad effettuare questo genere di rilevazioni, considerato che i posti di blocco lungo le vie di circolazione sono gli unici strumenti in loro possesso.

Come si giustifica il fenomeno?

Questa situazione di carenza procedurale fa sì che diverse persone approfittino dell’inefficienza dei controlli e continuino a guidare auto con targa estera, pur essendo loro stesse residenti in Italia.

Ma a quale scopo? Quali sono i vantaggi che si potrebbero trarre da questo comportamento?

Si tratta, come è facile immaginare, di vantaggi fiscali ed economici. Un’auto immatricolata all’estero non paga il bollo in Italia; un’auto con targa estera beneficia di assicurazioni responsabilità civile con premi sensibilmente ridotti rispetto a quelli italiani.

Il livello di tassazione (pagamento del bollo) e l’RC all’estero sono più bassi rispetto a quelli del nostro paese.

Quindi chi acquisti o importi un veicolo da un paese al di fuori dell’Italia e, pur avendo la residenza in Italia, non proceda alla nuova immatricolazione dell’auto entro i primi 12 mesi, ottiene un risparmio sul bollo e sull’RCA.